Hosting per agenzie: guida completa al white label
Fare hosting white label significa rivendere ai tuoi clienti, con il tuo nome e la tua fattura, un'infrastruttura gestita da un fornitore che resta dietro le quinte. Funziona se scegli il modello adatto all'agenzia (reseller WHM, multi-account gestito o cloud dedicato), se il contratto protegge la relazione con i clienti e se nel margine metti anche il tempo di supporto.
Redazione tecnica lubemy · Pubblicata il 14 ottobre 2026
Cosa significa davvero “hosting white label”
Per un'agenzia, white label vuol dire che il cliente finale vede solo te: il tuo nome in fattura, il tuo supporto, spesso il tuo marchio nel pannello e nei nameserver. Il fornitore dell'infrastruttura esiste, ma lavora per te e non parla con i tuoi clienti.
Due precisazioni oneste prima di andare avanti. La prima: white label non significa invisibile. Un cliente curioso può risalire al fornitore dal WHOIS dell'indirizzo IP (i registri regionali come il RIPE NCC pubblicano a chi sono registrate le reti), dal reverse DNS o dalle intestazioni di un'email. Il white label protegge la relazione commerciale, non un segreto tecnico. La seconda: rivendere hosting non ti toglie responsabilità. Per il cliente il fornitore sei tu, e se il sito non risponde il telefono che squilla è il tuo.
Detto questo, per molte agenzie il modello ha senso: tieni sito, manutenzione e hosting dentro un unico rapporto, eviti il cliente che compra lo spazio più economico e poi ti chiede di “sistemare”, e trasformi un costo vivo in un ricavo ricorrente.
I tre modelli: reseller WHM, multi-account gestito, cloud dedicato
Sotto l'etichetta “hosting per agenzie” si vendono cose molto diverse. La differenza che conta è una sola: chi mette le mani su cosa.
Reseller WHM/cPanel
Ricevi un account WHM con cui crei un account cPanel separato per ogni cliente, con pacchetti e quote che decidi tu entro i limiti assegnati dal fornitore. Secondo la documentazione cPanel i reseller possono usare nameserver propri (per esempio ns1.tuaagenzia.it), mentre i singoli account cPanel no; il fornitore può inoltre abilitare la personalizzazione dell'interfaccia cPanel (logo, favicon, colore del menu, link di documentazione e aiuto), che però non si estende a WHM. Il server resta del fornitore: sistema operativo, versioni PHP disponibili e backup a livello server sono affar suo.
Hosting multi-account gestito
Il fornitore crea e amministra un account separato per ogni tuo cliente; tu hai accessi e deleghe e apri ticket a nome dell'agenzia. Non gestisci WHM e non configuri pacchetti: chiedi e ottieni. È la scelta sensata quando in agenzia nessuno vuole fare il sistemista, in cambio di un po' di autonomia in meno sulle operazioni di routine.
Cloud dedicato (VPS o server con pannello)
Una macchina tutta tua, su cui installi un pannello e crei gli account. Massima libertà su versioni, cache, cron e configurazioni, ma patch, monitoraggio, backup e licenze diventano un tuo problema. Sulle licenze vale una nota: cPanel oggi è venduto a fasce in base al numero di account (contano anche gli account reseller), con un costo per account oltre la fascia più alta. Il conto cresce insieme al portafoglio clienti e va messo a budget fin dall'inizio.
| Modello | Chi gestisce il server | Il tuo controllo | Adatto se | Attenzione a |
|---|---|---|---|---|
| Reseller WHM/cPanel | Il fornitore | Account, pacchetti, DNS, nameserver | In agenzia qualcuno conosce cPanel | Limiti reali per account e overselling |
| Multi-account gestito | Il fornitore | Richieste via ticket e deleghe | Non vuoi sistemistica in casa | Tempi di risposta e perimetro del supporto |
| Cloud dedicato | Tu, o un servizio gestito | Completo | Hai esigenze tecniche specifiche | Patch, backup, licenze per account |
Come proteggere la relazione con i clienti finali
Il timore classico è: “se il fornitore vede i miei clienti, prima o poi se li prende”. Il rimedio non è la fiducia ma il contratto, accompagnato da qualche scelta operativa.
- Non sollecitazione: il fornitore si impegna per iscritto a non proporre servizi ai tuoi clienti finali, né direttamente né tramite terzi, per tutta la durata del rapporto e per un periodo definito dopo la fine.
- Contatti diretti: se un tuo cliente scrive al fornitore, la richiesta viene girata a te e non lavorata. Deve essere scritto, non lasciato alla buona educazione.
- Riservatezza: domini, indirizzi email e contatti che il fornitore vede per ragioni tecniche non si usano per nient'altro.
- Fatturazione a due livelli: il fornitore fattura solo l'agenzia, l'agenzia fattura i propri clienti ai prezzi che decide.
- Uscita ordinata: formati e tempi di esportazione di file, database e caselle email se il rapporto finisce.
Una clausola vale quanto è scritta bene
C'è poi una regola che sembra andare nella direzione opposta e invece protegge anche te: registra i domini a nome del cliente. ICANN ricorda che il registrante fornisce i dati pubblicati nel WHOIS e si assume la responsabilità della registrazione e dell'uso del nome; per i domini nazionali come il .it valgono anche le regole del registro. Un dominio intestato all'agenzia è la causa più comune di separazioni litigiose, e un cliente che sa di poter andare via senza ostaggi tende a restare più a lungo.
GDPR: titolare, responsabile e sub-responsabile
Quando rivendi hosting, i dati personali presenti nei siti dei clienti (moduli di contatto, ordini, utenti registrati) attraversano una catena. Il cliente è di norma il titolare; l'agenzia, che gestisce il servizio per suo conto, è responsabile del trattamento; il fornitore dell'infrastruttura è un sub-responsabile. Le Linee guida EDPB 07/2020 portano proprio l'esempio di un servizio di hosting che conserva dati per conto di un'azienda: è un responsabile, e serve un accordo ai sensi dell'art. 28 GDPR.
- Art. 28(2): non puoi coinvolgere un altro responsabile senza autorizzazione scritta, specifica o generale, del titolare. Con l'autorizzazione generale devi informare il cliente delle aggiunte o sostituzioni, così che possa opporsi.
- Art. 28(4): al sub-responsabile vanno imposti, nella sostanza, gli stessi obblighi che hai tu verso il cliente, e tu ne rispondi davanti al titolare.
- Art. 28(3)(g): alla fine del servizio i dati vanno cancellati o restituiti, a scelta del titolare.
In pratica: chiedi al fornitore il suo DPA e l'elenco dei sub-responsabili con le region in cui stanno i dati, e riporta tutto nel tuo accordo con il cliente. Il GDPR non impone che i dati restino in Italia; impone di sapere dove sono e su quale base vengono eventualmente trasferiti fuori dallo Spazio economico europeo.
Margini e costi di supporto: il conto che di solito non si fa
Il margine sul canone è facile da calcolare e quasi sempre fuorviante. Il costo vero dell'hosting rivenduto è il tempo: email che finiscono in spam, certificati da rinnovare, versioni PHP da aggiornare, il cliente che “non vede più il sito” perché ha toccato i DNS da solo.
Margine mensile per cliente =
prezzo al cliente
- quota del piano (costo del piano / clienti attivi)
- domini, licenze e servizi accessori
- ore di supporto x costo orario interno
- accantonamento per insoluti e imprevistiLa voce che decide è quasi sempre quella delle ore. La posta è l'esempio tipico: da febbraio 2024 Google chiede a chi invia verso account Gmail personali SPF o DKIM, record PTR validi e connessioni TLS; a chi supera 5.000 messaggi al giorno sia SPF sia DKIM, più DMARC, allineamento del dominio mittente e disiscrizione con un clic per i messaggi promozionali. Un cliente con DNS impostati male apre ticket finché qualcuno non li sistema, e quel qualcuno sei tu.
- Vendi l'hosting dentro un canone di manutenzione con perimetro scritto (aggiornamenti, backup, ripristini, ore incluse), non come voce isolata da confrontare con le offerte trovate online.
- Dove puoi, fattura su base annuale e anticipata: meno insoluti e meno lavoro amministrativo.
- Standardizza: stessi pacchetti, stessa configurazione DNS e posta, stessa procedura di consegna per tutti.
- Misura: per qualche mese registra le ore di supporto per cliente. I tuoi numeri cambiano il listino più di qualsiasi benchmark.
Checklist per scegliere il fornitore
- Limiti per account dichiarati per iscritto: CPU, RAM, I/O, inode, processi. Se non sono scritti, li scoprirai durante un picco.
- Overselling: in WHM il fornitore può consentire quote complessive superiori allo spazio reale. Chiedi se lo fa e come lo gestisce.
- Backup: frequenza, conservazione, dove sono archiviati, ripristino per singolo account e prove di ripristino periodiche.
- Nameserver personalizzati e personalizzazione del pannello: inclusi o no, e chi li abilita.
- Non sollecitazione e gestione dei contatti diretti nero su bianco nel contratto.
- DPA art. 28, elenco dei sub-responsabili e region dei dati.
- Supporto B2B: canali, orari dichiarati, tempi di prima risposta, escalation e lingua.
- Versioni PHP disponibili e politica sulle versioni a fine supporto.
- Pagina di stato con lo storico degli incidenti e SLA con crediti definiti, letto per intero.
- Uscita: esportazione completa, nessun vincolo sui domini, aiuto alla migrazione verso altri.
- Fatturazione: valuta, periodicità e documenti. Se il fornitore è estero, fai verificare al commercialista il trattamento IVA.
Errori comuni (e come evitarli)
- Un solo account cPanel per tutti i clienti: il plugin vulnerabile o il picco di traffico di uno coinvolge gli altri, e non puoi consegnare un sito senza consegnare tutto.
- Domini intestati all'agenzia: comodo oggi, conflitto domani.
- Promettere al cliente una disponibilità superiore a quella che il fornitore riconosce a te: il tuo SLA verso il cliente deve stare dentro quello che ricevi.
- Rivendere senza DPA, né a monte né a valle.
- Scegliere il reseller WHM per risparmiare e poi non avere nessuno in agenzia che sappia usarlo.
- Nessun registro delle scadenze: un dominio scaduto è il modo più rapido per perdere un cliente.
- Gestire la posta per inerzia: SPF, DKIM e DMARC configurati a metà generano ticket per mesi.
Da dove partire
Se hai pochi clienti e nessuno che voglia occuparsi di server, parti dal multi-account gestito. Se in agenzia c'è chi conosce cPanel, il reseller WHM ti dà autonomia a costi prevedibili. Il cloud dedicato ha senso quando hai esigenze tecniche precise e qualcuno che lo segua davvero. In tutti e tre i casi contratto, processi e misurazione del supporto contano più della scheda tecnica.
Se vuoi un parere sul tuo caso, possiamo guardare insieme il portafoglio clienti e dirti quale modello ha senso, con la non sollecitazione scritta nel contratto, anche quando la risposta è che non ti serve nessuno dei nostri servizi.
Fonti ufficiali
- EDPB, Guidelines 07/2020 on the concepts of controller and processor in the GDPR
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), art. 28, EUR-Lex
- cPanel Docs, Edit Reseller Nameservers and Privileges
- cPanel Docs, How to Set Up Nameservers in a cPanel & WHM Environment
- cPanel Docs, Customization (cPanel interface branding)
- cPanel, Pricing (account-based licence tiers)
- ICANN, Registrants' Benefits and Responsibilities
- Normattiva, Codice civile art. 2596 (Limiti contrattuali della concorrenza)
- Google Workspace Admin Help, Email sender guidelines
- RIPE NCC, The RIPE Database